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Avreste mai ritenuto possibile che una apparentemente normale conversazione possa permettervi di "leggere" l'IO profondo del vostro interlocutore?
Ed ancora, avreste mai potuto credere che con la stessa metodica possa essere possibile "influenzare" qualcuno e, cosa ancora più incredibile, sapere e quindi poter controllare come avviene questo processo ?
Si tratta di una vera e propria rivoluzione concettuale e culturale, perché ci permette di andare alla radice del comportamento umano e di gestire consapevolmente meccanismi dai quali fino ad ieri eravamo dominati.
La comunicazione è uno dei più importanti strumenti che la natura ci fornisce, non soltanto per vivere la nostra vita, ma addirittura per sopravvivere, anche se la sua reale importanza emerge solo quando un avvenimento limita questa facoltà (un banale esempio: vi si è mai guastato il telefono?).
Nella comune accezione viene inteso per "comunicazione" il complesso di segnali necessari a trasmettere informazioni. Anche l'uso cui vengono normalmente adibiti questi strumenti è conforme a questo assunto: usiamo infatti la comunicazione per informare, istruire, educare, socializzare, controllare e per tutte le esigenze del nostro quotidiano: facciamo quindi della comunicazione il mezzo per trasmettere informazioni o concetti.
Gli studi di Stefano Benemeglio hanno permesso di meglio conoscere le dinamiche di un altro canale della comunicazione, il canale "emotivo", che nell'uso comune non è tenuto in alcuna considerazione.
Secondo Benemeglio il messaggio viene da noi recepito da due serie di recettori ben distinti: ai primi, definiti "recettori logici" è devoluto il compito di interpretare secondo esperienza e conoscenza la "notizia" contenuta nel messaggio; i secondi, definiti "recettori analogici" ne analizzano il contenuto sotto lo aspetto affettivo-emozionale (sia per implicazione diretta che per somiglianza o analogia), sollecitandone tutti i ricordi e riproponendo le emozioni legate ai ricordi stessi.
Per fare un esempio, la frase "... che bella luna ..." investe il nostro IO razionale con l'immagine della luna piena ed attiva nei nostri ricettori analogici il coinvolgimento emotivo legato a quella immagine: ci torneranno quindi alla memoria, più o meno intensamente, le emozioni avute (o che avremmo desiderato avere) in un serata simile.
Con quest'ottica, il concetto di comunicazione si amplifica: tutto "comunica" con noi, oggetti, fiori, musica, film, poesie, luoghi, inflessioni della voce, atteggiamenti etc. (quante volte avete sentito dire "....la nostra canzone...."), trasformandosi in stimoli per i nuclei emozionali (o simboli) del nostro IO profondo: si ottiene in pratica lo stesso risultato di quando si sollecita una corda musicale per ottenere un suono.
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DOVE RIVOLGERSI:
BARI
BOLOGNA
BRINDISI
CATTOLICA
FIRENZE
GENOVA
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NAPOLI
PADOVA
ROMA
TORINO
e nelle principali città italiane
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Cosa sia questa tecnica e, prima ancora, questo fenomeno è per i più un mistero. Di certo, la spettacolarizzazione e la banalizzazione che ne fanno sedicenti maghi sui palcoscenici di TV o baracconi non ne aiuta la comprensione. Anzi, non fa altro che esaltare dicerie, pregiudizi e leggende che gravitano attorno all'ipnosi.
Prima di spiegare di cosa si tratta, vediamo di sfatare almeno alcune di queste false credenze: per ipnotizzare chicchessia, innanzitutto, non è necessario possedere doti particolari o fluidi magnetici. L'ipnosi, poi, non è sonno; non significa perdere la coscienza né il controllo di sé. Durante l'ipnosi non si parla (o lo si fa dopo un lungo e laborioso allenamento), non si rivelano segreti, né si lasciano varchi da cui possano risalire traumi del passato o sensazioni da incubo.
L'ipnosi è essenzialmente un modo particolare di comunicare: non attraverso la parola monotona o ripetitiva che sia, né per mezzo dello sguardo o facendo fissare un pendolino che oscilla.
L'ipnosi è l'uso consapevole o involontario di una comunicazione che ci mette a diretto contatto con la fonte di tutti nostri problemi psicologici: la sfera inconscia.
La ricerca sulla comunicazione ha dimostrato come toccamenti, gesti, suoni, rumori, variazioni della distanza interpersonale siano messaggi strutturati secondo un codice definito "analogico"; lo stesso insieme di principi che Freud ha identificato nella produzione di sogni, atti mancati, lapsus, ecc..
Quale veicolo migliore allora che usare proprio questi segnali non verbali per connetterci con l'inconscio? E' questa la conclusione a cui è arrivato uno dei maggiori esperti italiani della materia Stefano Benemeglio che ha creato e divulgato il metodo dell' Ipnosi Dinamica®.
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