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Ti racconto una favola, la tua preferita. Poi sarà ora di dormire.
Così ricorda Alice quei momenti d'infanzia nella sua casa, la vita di fanciulla, attimi di gioia, pianti per non andare a scuola e alla fine della giornata adagia la testa sul cuscino. E' ora di dormire.
Oggi è più grande, papà e mamma hanno un rapporto diverso con lei. Ora vuole la sua libertà, sente di esprimere opinioni, guarda alla vita con intensità sapendo e a volte non vedendo che i suoi genitori la amano profondamente e che può averli turbati per le sue scelte, magari non condivise.
Dal canto loro, papà e mamma vedono Alice immersa in un mondo lontano dal loro; la tecnologia avanza, il computer regalato il giorno di natale, internet per chattare con gli amici e tutto il resto.
Alice è così, vive il suo tempo e qualche volta le discussioni a casa la turbano, si sente oppressa, sogna di fuggire via. Pensa che i suoi genitori siano antichi, quasi li odia e si ribella. Nel cuore li ama ma si sente abbandonata da loro, giorni e giorni senza rivolgersi la parola.
Parlando con Alice penso ad alcune mamme che hanno paura, paura di vedere volare via l'intimità, la complicità o semplicemente il dialogo con i loro figli, tutto per frasi considerate sbagliate, per atteggiamenti non capiti, per sensi di colpa o per bruschi rancori. Tutto il vissuto dei genitori si riversa sui ragazzi, le ansie, un rapporto difficile con il marito, con la famiglia d'origine o semplicemente lo stress dopo faticose giornate di lavoro. Come vive un figlio tutto questo, cosa deve subire internamente quando vede i genitori litigare, quando sente di rappresentare a volte quello che sbaglia, quello che "non fa come si deve il suo dovere", quello che ha il compito di fare ciò che vogliono i genitori per non essere punito, per non deluderli?
Tutto ciò che sente in quei momenti è anche quello che spesso, magari in maniera diversa, hanno vissuto papà e mamma da giovani e che oggi manifestano in modi diversi, senza rendersi conto dei problemi che possono creare e che, a loro volta, hanno subito.
Il rapporto con la famiglia, bella o terribile che sia, si cementa dentro ciascuno di noi e quando un genitore ce la mette tutta per andare incontro a suo figlio - magari a suo modo - il figlio stesso dovrebbe pensare che, in fondo, papà e mamma sono esseri umani con desideri e paure. Anche loro hanno vissuto delle sofferenze e vanno capiti, affrontati e perdonati nonostante tutte le loro imperfezioni.
Il perdono è ciò che non ha fatto chi, spinto dalla furia, dall'odio o da chissà quale triste debolezza, ha impugnato un coltello per levare di mezzo la persona che gli ha dato la vita. Oggi ci domandiamo il perché.
La vita è comunicazione, gesti e parole ci aiutano a comprendere, a comunicare nel modo giusto, a capire che anche i genitori hanno un vissuto, che i figli hanno una vita davanti e ogni momento vissuto è prezioso e richiede cura e attenzione. Avere gli strumenti giusti per farlo ci aiuta e soprattutto migliora quei rapporti difficili all'interno della famiglia. Diventare genitori moderni significa questo, proporsi ed educare non solo attraverso la propria cultura, il proprio tempo, l'esperienza di errori commessi ma anche e soprattutto mediante una comunicazione adeguata a coloro che amiamo.
L'inconscio e l'emotività dei ragazzi si manifesta attraverso gioie e rancori, felicità e tristezza e comunicare analogicamente con loro vuol dire aiutarli, farli sentire capiti, liberi di confidare le loro sensazioni. Analogicamente, attraverso il linguaggio che regola e governa il comportamento emotivo, al di là della parola.
Proprio li, nel profondo dei nostri ragazzi si nascondono tanti bisogni, il primo quello di essere amati, capiti, ed è li che oggi possiamo arrivare con il supporto della comunicazione. Finalmente sappiamo come, attraverso strumenti pragmatici ed efficaci.
Mamme e papà avete scelto un mestiere difficile ma nell'incertezza di alcuni momenti la conoscenza giusta vi può aiutare a vedere tutto più nitido, a dare il prezioso contributo per vedere i ragazzi come persone vincenti, persone felici.

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IL METODO DELL'IPNOSI DINAMICA® di Stefano Benemeglio
Cosa sia questa tecnica e, prima ancora, questo fenomeno è per i più un mistero. Di certo, la spettacolarizzazione e la banalizzazione che ne fanno sedicenti maghi sui palcoscenici di TV o baracconi non ne aiuta la comprensione. Anzi, non fa altro che esaltare dicerie, pregiudizi e leggende che gravitano attorno all'ipnosi.

Prima di spiegare di cosa si tratta, vediamo di sfatare almeno alcune di queste false credenze: per ipnotizzare chicchessia, innanzitutto, non è necessario possedere doti particolari o fluidi magnetici. L'ipnosi, poi, non è sonno; non significa perdere la coscienza né il controllo di sé. Durante l'ipnosi non si parla (o lo si fa dopo un lungo e laborioso allenamento), non si rivelano segreti, né si lasciano varchi da cui possano risalire traumi del passato o sensazioni da incubo.

L'ipnosi è essenzialmente un modo particolare di comunicare: non attraverso la parola monotona o ripetitiva che sia, né per mezzo dello sguardo o facendo fissare un pendolino che oscilla.
L'ipnosi è l'uso consapevole o involontario di una comunicazione che ci mette a diretto contatto con la fonte di tutti nostri problemi psicologici: la sfera inconscia.


La ricerca sulla comunicazione ha dimostrato come toccamenti, gesti, suoni, rumori, variazioni della distanza interpersonale siano messaggi strutturati secondo un codice definito "analogico"; lo stesso insieme di principi che Freud ha identificato nella produzione di sogni, atti mancati, lapsus, ecc..

Quale veicolo migliore allora che usare proprio questi segnali non verbali per connetterci con l'inconscio? E' questa la conclusione a cui è arrivato uno dei maggiori esperti italiani della materia Stefano Benemeglio che ha creato e divulgato il metodo dell' Ipnosi Dinamica®.


 
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