Sono facenti
parte dei classici disturbi
dell'emotività. Rappresentano
dei veri e propri vincoli
emotivi che bloccano gradualmente
l'individuo nell'espletamento
delle proprie funzioni.
La
causa di tali problematiche
emotive risiede nel vissuto
adolescenziale dell'individuo
all'interno della famiglia
d'origine e riguardano esplicitamente
conflitti comportamentali
vissuti a suo tempo.
Il conflitto
comportamentale porta l'individuo
a una drammatica scelta o
prevarica il pensiero genitoriale
entrando in conflitto con
il genitore causa, oppure
rinuncia al proprio piacere,
ai propri sogni, alle proprie
aspettative. Stessa cosa
vale nei confronti di persone
significative o importanti
della vita dell'individuo
o prevarica il vincolo o
rinuncia.
Se l'individuo decide
di prevaricare il vincolo
imposto entra in conflitto
con il genitore o con la
persona significativa che
lo rappresenta, se invece
attua la rinuncia al piacere
si risparmia il conflitto
con gli altri ma entra
in conflitto con se stesso
ossia con la propria parte
emotiva istintuale.
Il vincolo o il presunto
impedimento, imposto direttamente
o indirettamente dal genitore
o dalla persona significativa
obbliga l'individuo alla
rinuncia del proprio piacere
e inevitabilmente lo porta
ad un conflitto. Più è forte
il conflitto e più è forte
il vincolo emotivo che
lo governa, pertanto un
eccessivo conflitto emotivo
si può trasformare
in ansia, paura, angoscia
fino a raggiungere veri
e propri attacchi di panico
e divenire un disturbo
dell'emotività o
del comportamento.
Se l'individuo accetta
il vincolo, lo giustifica
e rinuncia al suo piacere
allineandosi così al
ruolo istituzionale imposto.
Se l'individuo non accetta
il vincolo imposto non
giustifica le motivazioni
alla rinuncia e adotterà così un
ruolo trasgressivo e prevaricante.
In sintesi, nel momento
in cui esplode il conflitto
comportamentale, l'individuo
si trova inevitabilmente
a subire comunque il problema,
sia che giustifichi e sia
che non giustifichi la
persona significativa responsabile
direttamente o indirettamente
del vincolo stesso.
Le
reazioni:
se l'individuo non giustifica sarà ostacolato da vincoli riflessivi
quali timori del giudizio espressi da se stesso o da altri sui suoi comportamenti
decisionali.
Vincoli emotivi, che non permettono di prevaricare il volere di una persona
significativa
1) paura dell'abbandono
affettivo;
2) paura della disistima;
3) paura di far del male alle persone care.
La paura dell'abbandono
affettivo spesso è la
causa scatenante che impedisce
all'individuo di prevaricare
un vincolo istituzionale
giustificato quale: abbandono
per non accettazione (rifiuto)
o paura di rimanere soli
affettivamente.
Altre volte è la paura della disistima ossia la non considerazione.
Altre volte ancora l'individuo rinuncerà a perseguire il proprio piacere
perchè lo riterrà un atto egoistico che può far del male
alle persone care, ai propri figli, alla famiglia e alle persone alle quali è legato
sentimentalmente.
Se l'individuo non ha giustificato il vincolo imposto dal genitore o dalla
persona significativa ogni tentativo prevaricante il vincolo sarà ostacolato
da due possibili giudizi:
Vincoli
riflessivi:
1) conflitto di ruolo:
giudizio critico dell'individuo
verso se stesso (auto-lesionista)
2) conflitto di espressione: giudizio critico degli altri (etero-lesionista)
Se l'individuo non ha giustificato il vincolo imposto dal genitore o dalla
persona significativa ogni tentativo prevaricante il vincolo sarà ostacolato
da due possibili impedimenti riflessivi causa del giudizio critico espresso
da se stessi o da altri sul proprio comportamento o scelte decisionali.
Il conflitto di ruolo che si essenzializza nel pensiero "io ritengo di non
essere adatto" è un profondo timore del giudizio espresso da se stesso
sulla incapacità presunta o reale di gestire il proprio ruolo all'interno
della famiglia, all'interno dei rapporti sentimentali affettivi e nell'auto-realizzazione.
Il conflitto di espressione che si essenzializza nel pensiero "gli altri ritengono
che io non sia adatto" è un profondo timore del giudizio espresso dagli
altri sulla presunta o reale incapacità dell'individuo a ricoprire il
ruolo di figlio, di padre, di madre, di moglie, di amante, di manager o di
altro.
L'assenza del conflitto di ruolo per un soggetto maschile è il timore
di non essere virilmente un vero maschio capace di sedurre, mentre per il soggetto
femminile è il timore di non essere una vera femmina e di essere giudicata
incapace da altri.
L'assenza del conflitto di espressione è il timore per il soggetto maschile
di essere giudicato sessualmente impotente e per il soggetto femminile essere
giudicata sessualmente incapace.
|